IL PROGETTO

Nel passato recente si è parlato molto della necessità di potenziare l’educazione cosiddetta “STEM” (Scientifica, Tecnica, Ingegneristica e Matematica) al fine di aumentare la competitività del sistema Paese. Si è anche discusso su come rinnovare la didattica per favorire negli studenti lo sviluppo di competenze trasversali, di soft e social skill.

Nell’ambito dell’ingegneria, in particolare, molti corsi sono tradizionalmente focalizzati sugli aspetti teorici e spesso utilizzano solo strumenti di simulazione per approfondire i concetti appresi a lezione. Poco o nulla viene detto sulle problematiche legate alla multidisciplinarietà del mondo lavorativo reale e manca la possibilità di acquisire abilità legate all’esperienza “sul campo” (“hands-on”).

Sotto questo aspetto, la radio amatoriale rappresenta uno strumento formidabile a disposizione di docenti e studenti che desiderino integrare le conoscenze teoriche con le competenze necessarie alla realizzazione di circuiti e all’integrazione di sistemi reali. Non sorprende quindi che Università tecniche prestigiose abbiano da sempre creduto nel ruolo didattico della radio amatoriale e abbiano messo a disposizione di studenti e docenti stazioni radioamatoriali di Ateneo; citiamo – senza essere esaustivi – MIT, Harvard, Yale, Stanford, Caltech, ETH, Cambridge, Stoccarda, Uni Tokio e Twente.

Anche le associazioni professionali hanno riconosciuto il ruolo dell’attività radioamatoriale nella formazione di ingegneri qualificati; ad esempio, nel 2015 il Presidente della IEEE Communications Society ha “chiamato a raccolta” i radioamatori della Society per dar vita ad una serie di attività, inclusa la creazione uno “special interest group”; il ruolo formativo del radio amatoriale è stato inoltre ribadito in un articolo apparso sul IEEE Microwave Magazine nel 2016.